Riferimenti teorici

JERZY GROTOWSKI
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Jerzy Grotowski

Regista teatrale di origini polacche, Grotowski ha rivoluzionato il teatro del Novecento
soprattutto grazie al suo concetto di teatro povero e a un nuovo metodo di allenamento e training dell’attore.
Il teatro povero: in questo nuovo tipo di teatro non sono scenografia, luci, effetti scenici ad avere rilevanza, bensì il rapporto fra attore e pubblico. Tutto ciò che non è necessario viene eliminato, fino a eliminare costumi e palcoscenico.

L’attore diventa corpo sacro in scena e ciò che avviene sul palco è un’offerta che l’attore fa di se stesso e del suo corpo al pubblico. Il corpo dell’attore, sottoposto ad allenamenti estremi, è un fisico padrone di sé e consapevole di ogni impercettibile movimento, che sa ascoltare e governare.

Ciò che allora avviene in scena è quasi una “Pietà” sacra, un’offerta totale e consapevole che avviene non attraverso una macchina scenica bensì grazie a una presenza scenica fisica mai vista fino ad allora e riconducibile a un allenamento senza paragoni in precedenza.

Se vuoi leggi anche Le Nuvole: per un teatro povero di Grotowski

JURIJ ALSHITZ

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Jurij Alshitz

Regista teatrale e storico russo, Jurij Alshitz mise a punto un metodo in cui il teatro diviene produzione di eventi in scena secondo una successione di eventi interni e più linee di lavoro da parte dell’attore (orizzontale, verticale…).

Del suo lavoro, noi qui mutuiamo quel ricco e interessante patrimonio di esercizi dedicati al training dell’attore, utili a formarlo dal punto di vista psicofisico all’incontro con il suo personaggio.

Situazioni che appaiono allenamento, ma sono fondamentali per mettere in relazione l’attore con lo spazio di lavoro e il resto dei colleghi. Un training che crea fiducia, concentrazione, relazione, spirito di gruppo.

TERAPIA DELLA GESTALT

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Fritz Perls

La Terapia della Gestalt (dal tedesco Gestalt = forma) viene messa a punto negli anni Quaranta a New York dallo psicanalista Fritz Perls e da sua moglie Laura Posner, riorganizzando in un unico modello la psicanalisi di Freud, Jung e Reich, la Teoria del Campo di Kurt Lewin, l’Esistenzialismo di Kierkegaard, la Fenomenologia, la filosofia di Heidegger e la Psicologia della Gestalt, da cui mutua il nome.

 

Strumenti della relazione nella Gestalt sono la coltivazione della bellezza, la creatività, l’arte, l’improvvisazione, il radicamento, la poesia e ogni forma di espressione umana e creativa.
Appartiene alle terapie umanistiche e considera l’individuo nel presente (qui e ora) dal punto di vista del confine-contatto tra costui e l’ambiente. Cardini della Gestalt sono i concetti di unicità di ogni singolo individuo e massimo valore a ciò che egli sente (all’opposto del concetto freudiano di interpretazione); il rapporto figura-sfondo; gli accadimenti al confine-contatto di una relazione; soddisfacimento dei bisogni (vale a dire chiusura delle forme o ciclo del contatto); la valutazione di un individuo per ciò che è osservabile nel campo e quindi nella relazione tra costui e il suo ambiente (scompare il concetto freudiano di inconscio); il qui e ora (il presente come unico momento reale e possibile della relazione, dove si rivive il passato e ci si proietta verso il futuro); il corpo-mente come un unicuum.

TERAPIA SISTEMICA
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Paul Watzlawick

La Terapia sistemica (nota anche come terapia “sistemico-relazionale” o “sistemica famigliare”) nasce negli Stati Uniti durante gli anni Cinquanta, sviluppandosi all’interno della scuola di Palo Alto e al Mental Research Institute. Tra i suoi fondatori e maggiori esponenti troviamo Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Don Jackson e Jay Haley.

 

Nella Terapia sistemica l’attenzione va alla dinamica delle relazioni tra individuo e ambiente esterno, dove per ambiente esterno si intendono prima di tutto gli altri e principalmente la famiglia (ma anche i gruppi in generale, per cui si parla di dinamiche di gruppo). Disturbi psicologici, malesseri e difficoltà di relazione di un singolo individuo vengono letti alla luce delle dinamiche dell’intero gruppo e acquistano un significato che va oltre il malessere individuale, diventando espressione del malessere del gruppo stesso manifestato attraverso quel determinato componente del sistema di relazioni. Il disagio di un componente familiare, per intenderci, è il disagio dell’intera famiglia che lo esprime in quella determinata persona.


ANALISI BIOENERGETICA

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Alexander Lowen

Messa a punto dal medico e psicoterapeuta americano Alexander Lowen negli anni Cinquanta, fonda il suo impianto sul concetto di energia vitale capace di fare interagire corpo e mente e governare gli stati psichici e fisici, tra loro strettamente correlati. Quando questa energia è libera di fluire tra corpo e mente, non ostacolata dai blocchi corporei della corazza, si ha benessere psicofisico e radicamento nel presente.

 

I bisogni negati nel bambino vanno a formare non solo la sua psiche ma anche il suo corpo, dando origine a quella che Lowen chiama Corazza corporea. A seconda dei bisogni negati, Lowen individua un tipo di Carattere (in tutto 5) e relativa corazza corporea, che influisce su blocchi fisici, postura e fluire di energia ed emozioni.
Fondamentale è il concetto di grounding: la postura, il modo di camminare, il tipo di “ radicamento” del corpo rispetto al terreno. E’ il modo che una persona ha di “ stare sulle proprie gambe e avere i piedi per terra”  Nel concetto di Grounding, già espresso da Reich, Lowen però non si ferma al bacino, ma estende il concetto alle gambe e ai piedi, che diventano base del radicamento umano e definiscono il suo modo di essere ancorato al mondo e al presente.

ANALISI TRANSAZIONALE
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Eric Berne

Elaborata da Eric Berne negli anni Cinquanta, si può considerare in parte come evoluzione della psicoanalisi di Freud e dell’approccio sulla persona di Carl Rogers.

si può definire come teoria della personalità, che mantiene in primo piano i bisogni dell’individuo.
Suoi cardini sono: i Tre Stati dell’Io (genitore, adulto, bambino) laddove la relazione e la comunicazione tra due individui viene letta come transazione tra due stati dei due Io omologhi o diversi; le Tre fami (di stimolo, di riconoscimento, di struttura); le Carezze o Riconoscimenti; le Emozioni parassite (che impediscono di soddisfare bisogni e desideri); le Posizioni esistenziali, che descrivono come una persona vede se stessa in relazione agli altri (Io sono Ok-Tu sei Ok; Io sono Ok-Tu non sei Ok; Io non sono Ok-Tu sei Ok; Io non sono Ok-Tu non sei Ok); il Gioco (non in senso ludico ma come dinamica manipolatoria e confusionale: un classico è il “sì, ma…”); il Triangolo psicodrammatico (vittima-salvatore-carnefice); il Qui e Ora come spazio-tempo dove l’individuo percepisce se steso e l’ambiente e dove può sperimentare nuovi tipi di relazioni e transazioni.

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