Lavorare con gli archetipi: DEMETRA

 

LA MADRE, LA NUTRICE, LA DOLENTE, LA PERSEVERANTE, LA DISTRUTRICE

demetraIl mito – è la dea delle messi, dei raccolti (Cerere per i romani, stessa radice di cereale). È nutrice e madre (è la madre di Persefone). La disperazione che segue al rapimento di Persefone la porta a una depressione tale che l’intero mondo inaridisce. Ma non si dà per vinta e fa di tutto per riportare a casa la figlia. La sua ritrovata serenità, seppur parziale, quando Persefone si trova di nuovo con lei genera le stagioni (tre stagioni di vita e raccolti – quando la figlia è con lei – una stagione di morte: questo perché Persefone vivrà parte dell’anno nell’Ade, con Ade, lo sposo che l’ha violata, rapita e sposata, e parte dell’anno alla luce del sole, con la madre, che è riuscita a strapparla al regno dei morti, l’Ade, seppur per un tempo limitato nell’anno).

L’archetipo – è l’istinto materno e la capacità di nutrire, in senso reale o metaforico (generare, creare, nutrire spiritualmente…). E’ la nostra parte materna, quella che ci apre agli altri con altruismo. E’ la parte che ci insegna a prenderci cura del prossimo. È il sapersi donare generosamente e disinteressatamente, l’essere soddisfatti nell’accudire e curare il prossimo. È il creare legami e dipendenza dell’altro attraverso il nutrimento e la cura. È l’incapacità di sentirsi realizzati senza qualcuno da accudire. È la depressione che sospende il contatto con la persona accudita, i sottrarsi mortifero.

La bambina – sin da piccola sogna di diventare madre e da adulta può andae incontro a gravidanze indesiderate.

La donna – la donna Demetra ama cucinare per famiglia e amici e si sente gratificata se le riconoscono che è una brava madre. Per essi sa lottare senza sosta. I suoi tratti depressivi sono legati alla perdita di ruolo (i figli crescono, vanno a vivere da soli, trovano moglie…). È generosa, solerte, amorevole, presente tanto in famiglia quanto con il prossimo, guidata da fermi principi. Ha difficoltà a dire no, anche se al limite delle forze: invece di sentire la stanchezza e fermarsi, manifesta il disagio o attraverso l’apatia o con l’aggressività.

Come compagno spesso sceglie un immaturo o un insicuro o una persona più giovane, di cui potrà prendersi cura e con cui instaurerà un legame di dipendenza madre-figlio. Il sesso le interessa poco, essendo più portata per effusioni e gesti di affetto.

Nel lavoro spesso sceglie professioni che richiedono devozione e cura (infermiera, insegnante…). Non ama la competizione e non è un’intellettuale.

Aspetti negativi – i suoi tratti sono aggressivo-passivi. L’altra faccia di devozione e altruismo, sono esercizio del potere e del controllo attraverso il creare dipendenza da lei e il coltivare l’insicurezza dell’altro. Là dove non riesce pienamente nel suo obiettivo (se qualcuno si ribella al suo volere di controllo o, più semplicemente, non manifesta bisogno assoluto) cade in preda a vittimismo e rabbia ricattatoria, che poi riversa su se stessa in forma di senso di colpa e depressione. La sua depressione cela anche aggressività, in quanto improvvisamente si sottrae al ruolo (Demetra depressa non fa crescere più i raccolti e toglie a tutti il nutrimento).

La strada per evolvere – esprimere apertamente la rabbia per evitare la depressione; imparare a dire di no; imparare a “lasciar andare”; imparare a chiedere aiuto, valorizzando così anche il ruolo dell’altro; essere madre di se stessa; relativizzare gli eventi affettivo-emotivi della vita, evitando di valutare le cose in “o bianco o nero” e prendendo coscienza che le persone cambiano e i legami possono trasformarsi rimanendo saldi e positivi.

demetra due

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