Per un teatro povero di Grotowski 

L’uso del teatro è il perno intorno al quale LE NUVOLE costruisce percorsi e laboratori: è parte di un metodo che abbiamo creato  sulla base delle esperienze teatrali e personali, uno strumento che si è fatto strada dentro di noi in maniera quasi autonoma.

Parlare di teatro è un po’ come parlare di noiCristina e Saida– nella forma più sincera ed intima, perché il percorso teatrale è il nostro collante affettivo ed il nostro linguaggio comune, che ci permette di mettere insieme ed arricchire le nostre competenze come counselor.

I principi di Grotowski sono parte della nostra formazione attoriale, per questo all’interno dei laboratori delle nuvole, gli esercizi mutati dal teatro sono usati come stimolo e spunto per lavorare su di sé, per lasciare emergere quell’io vero ed incondizionato che tutti noi serbiamo al nostro interno.

“Lottiamo per scoprUnknownire, per sperimenare la verità su noi stessi; per strappar via le maschere dietro le quali ci nascondiamo ogni giorno. Noi concepiamo il teatro – soprattutto nel suo aspetto carnale e palpabile – come un luogo di provocazione, una sfida che l’attore lancia a se stesso e anche, indirettamente, agli altri. Il teatro ha un significato solo se ci permette di trascendere la nostra visione stereotipata, i nostri livelli di giudizio – non tanto per fare qualcosa fine a se stessa ma per verificare la realtà e, avendo rinunciato già a tutte le finzioni di ogni giorno, in uno stato totalmente inerme, svelare, donare, scoprire noi stessi. In questo modo – mediante lo choc e il tremore che ci causa la caduta della maschera e dell’affettazione abituali – noi siamo in grado, senza nascondere più nulla, di affidarci a qualcosa che non è possibile definire precisamente, ma in cui si trovano compresi Eros e Charitas”

Il lavoro preparatorio alla messa in scena secondo il metodo di Grotowski è ciò a cui ci riferiamo e che utilizziamo durante i nostri laboratori, con quel fine introspettivo da lui stesso teorizzato.

“Il teatro – grazie alla tecnica dell’attore, quest’arte in cui un organismo vivo lotta per motivi superiori – presenta una occasione di quel che potremmo definire l’integrazione, il rifiuto delle maschere, il palesamento della vera essenza: una totalità di reazioni fisico mentali. Questa possibilità deve essere utilizzata in maniera disciplinata, con una piena consapevolezza delle responsabilità che essa implica. È in questo che possiamo scorgere la funzione terapeutica del teatro per l’umanità nella civiltà attuale”

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